Oggi sono qui, domani… Chissà!

Mi trovo spesso a discutere con colleghi che, per principio, sono sempre in lotta con i capi e contrari a qualsiasi iniziativa dell’Azienda, senza neppure conoscerla. Quante volte mi sono sentita dare dell’aziendalista (e, addirittura, della carrierista!), anche se io sono solamente una sostenitrice del buon senso… Negli ultimi tempi, però, ho cominciato a capire come mai certi colleghi ce l’hanno tanto a morte con l’Azienda. Credevo che il Viscido fosse un caso a parte, che la sua incompetenza e stronzaggine fossero caratteristiche rare, e invece… E invece, a quanto pare, non è così.

Recentemente un collega del mio nucleo di lavoro, composto da cinque persone, è stato spostato in un altro ufficio. Così, di punto in bianco. Sono stati il Viscido e il Capone a dargli la notizia. Il collega in questione aveva già espresso il desiderio di fare un nuovo lavoro, ma sembrava che il suo trasferimento fosse stato, per il momento, messo in stand-by. Il Capetto non sapeva nulla di tutto questo. Era stato avvertito che forse questo collega ci avrebbe presto lasciato, ma nessuno gli aveva detto quando sarebbe accaduto! Una mattina è arrivato in ufficio e ha avuto la brutta notizia. Il Capone non ha neppure ascoltato le sue lamentele, né ha accettato di aspettare almeno un giorno prima di trasferire il collega (in modo da riuscire ad organizzarci un attimo), e all’inizio sembrava pure che non avesse intenzione di inserire un’altra persona al posto del collega “in partenza”… Il problema è che per noi essere solamente in quattro è un gran casino! Non possiamo prendere ferie in due alla volta (e in estate questo è veramente problematico), se un collega è in ferie e un altro si ammala uno dei due deve essere richiamato al lavoro… Insomma, con questa “mossa” i capi hanno dimostrato ancora una volta che non accendono il cervello prima di pensare… Sembra quasi che cerchino di seminare zizzania tra i colleghi! Dopo varie proteste del Capetto (che, poveretto, è stato trattato a pesci in faccia sia dal Viscido che dal Capone) un collega (che lavora da qualche mese nel nostro ufficio, ma svolgeva un’altra attività) è stato spostato nel nostro nucleo. Il collega in questione ha un grado alto, decisamente più alto del nostro Capetto, ed è ultracinquantenne, ma, contrariamente a colleghi del suo stesso rango ed anzianità, è una persona molto alla mano e volenterosa. I nostri problemi, comunque, non sono ancora risolti, perché questo nuovo collega dovrà essere istruito, dato che usiamo procedure che lui non conosce, e per fare questo naturalmente occorreranno diversi mesi.

E a chi è stato affiancato il nuovo collega? A me, ovviamente… Come se non avessi già abbastanza da fare! Ora, quindi, oltre a svolgere il mio lavoro abituale, devo trovare anche il tempo per spiegare al “nuovo” l’attività che dovrà svolgere… E vi assicuro che non è facile avere continuamente al proprio fianco una persona e parlare tutto il giorno! Naturalmente sono felice che il Capetto mi abbia affidato questo compito, e mi è sempre piaciuto insegnare, ma devo dire che è alquanto stressante, soprattutto perché non sto attraversando un buon periodo. (Di questo, però, parlerò nel prossimo post.)

Penso spesso a come reagirei se da un giorno all’altro venissi trasferita in un altro ufficio, con colleghi sconosciuti, ad affrontare un lavoro mai visto prima… Fortunatamente con il tempo ho capito che non esistono lavori impossibili da imparare, e, anche se le novità, soprattutto se imposte, non mi piacciono, sono una che si sa adattare e sa farsi benvolere (nonostante a volte non sia molto diplomatica…). Quindi, questo pensiero ora non mi preoccupa più di tanto. Non posso vivere nella paura di essere trasferita da un giorno all’altro, anche se non è una possibilità molto remota, dato che apparentemente i nostri capi si divertono un mondo a spostare le persone come se fossero semplici pedine…

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Donna e giovane: binomio sfigato

È difficile lavorare solamente con colleghi di sesso maschile (che hanno 20-30 anni più di te) quando sei una donna e, per giunta, giovane.

Dalla famosa litigata con la Bestia, che ritenevo, sbagliando, un caso isolato, mi sono resa conto giorno dopo giorno che io sono una specie di capro espiatorio per i miei colleghi maschi. A tutti capita di avere una giornata storta, di essere preoccupati per qualche problema personale, o di essere semplicemente di cattivo umore. Mentre io cerco di non far notare né far pesare il mio malumore in ufficio, i miei colleghi, al contrario, non esitano a rispondermi in malo modo quando si alzano con il piede sbagliato.

Spesso la Bestia e il Cervellone hanno discussioni su questioni inerenti al lavoro; il Cervellone si infervora facilmente e non si fa tanti problemi ad apostrofare la Bestia dandogli dello stupido o dell’imbecille (usando proprio questi termini). La Bestia non risponde mai a questi insulti ma, molto diplomaticamente, cerca di continuare la discussione con toni civili, anche se, non appena il Cervellone è assente, non esita ad insultarlo dandogli anche del malato di mente. Credo che la Bestia si senta profondamente offeso quando viene chiamato con certi nomi, ma davanti al Cervellone cerca in tutti i modi di trattenersi, forse perché ha paura di lui, non lo so… Ma mi fa imbestialire ricordare come sono stata insultata per avergli semplicemente detto, senza usare alcuna volgarità, che lui non può capire cosa significa essere precario!

Altro esempio. I miei colleghi non parlano volentieri delle loro vite private ma, quando questo capita, nessuno osa fare commenti né critiche, neppure quando confessano qualche loro “stranezza”. Io, al contrario, vengo spesso derisa e rimproverata perché fumo, perché faccio stare i cani in casa, perché torno a casa a mangiare anziché andare in mensa, eccetera eccetera… Negli ultimi tempi, fortunatamente (per la mia salute mentale e per quella del mio fegato) ho imparato a seguire i consigli della mia psicologa e rispondere a tono quando mi vengono poste domande troppo personali o mosse critiche inutili.

Qualche tempo fa ho chiesto aiuto al Cervellone per ideare un nuovo modo di archiviare le nostre pratiche, dopo l’uscita della circolare sul nuovo progetto aziendale di risparmio carta. Mi ha negato il suo aiuto, perché lui, per principio, è contrario a qualsiasi progetto aziendale (anche se in passato ha più volte cercato, invano, di convincere il Capetto a stampare meno, quindi in realtà approva questa iniziativa). Io non mi sono arrabbiata, ho accettato la sua risposta e ho detto che avrei fatto da sola (come infatti è accaduto, dato che nessun altro si è offerto di darmi una mano). In realtà non necessitavo dell’aiuto del Cervellone, però mi faceva piacere fare qualcosa insieme a lui, dato che se ne sta sempre per i fatti suoi e a volte si comporta come se fosse un libero professionista. Come dicevo, io non ci sono rimasta male. Poi, però, il Cervellone mi ha chiesto come mai ci tenessi tanto questo progetto, e io gli ho pacatamente spiegato che fin da bambina ho sempre cercato di salvaguardare l’ambiente.

“Ah, sì? E perché?” mi ha chiesto, sorridendo ironicamente.

“Perché dobbiamo proteggere il mondo in cui viviamo,” ho risposto, allibita.

“Davvero? E perché, quindi?” ha chiesto lui di nuovo, questa volta rabbiosamente.

“Non so cosa vuoi dire!”

“Vuoi proteggere l’ambiente per la salute di tutti, giusto?” mi ha detto, come se stesse spiegando un concetto elementare ad un bambino. “E se ci tieni alla salute, allora perché fumi? Me lo vuoi spiegare, questo? Sei ipocrita e stupida come il resto della gente qua dentro!” ha urlato.

Non sapevo se stavo sognando o se quella conversazione stava avvenendo realmente! Io gli ho detto, cercando di mantenere la calma, che non poteva permettersi di mettere il becco nella mia vita privata, che allora io avrei potuto chiedergli se a casa usa il detersivo ecologico, ma che non era quello il discorso, perché stavamo parlando delle pratiche lavorative, e non di certo delle nostre abitudini domestiche, che ai colleghi non devono interessare. A questo punto lui si è alzato e se n’è andato, rimanendo fuori dall’ufficio per almeno mezz’ora, come fa ogni volta che ce l’ha con qualcuno (spesso sta fuori anche per tutta la mattina quando ritiene che qualche collega abbia mangiato “pesante” la sera prima: non sopporta gli odori…).

Io ho riferito al Capetto quanto accaduto, e gli ho fatto presente che non posso più sopportare episodi del genere, perché ho dei problemi di salute (purtroppo, non è una menzogna) e quindi ho già abbastanza a cui pensare senza dover subire le cattiverie dei miei colleghi. Io sono in quell’ufficio per lavorare e per, possibilmente, migliorare le cose, non di certo per farmi insultare. Gli ho anche confessato che, secondo me, i colleghi si permettono di parlarmi in un certo modo perché sono donna e sono giovane, ma lui dice che non è così.

È ovvio che mi abbia contraddetto, dato che spesso anche il Capetto mi tratta “diversamente” rispetto ai colleghi “maschi” suoi coetanei… Alla sera, mentre ho già addosso il cappotto e sto per andarmene (dopo aver fatto almeno mezz’ora di straordinario, aggiungo), si ricorda improvvisamente che ha qualcosa da dirmi… E mi trattiene almeno altri dieci minuti in ufficio, senza curarsi del fatto che magari ho un appuntamento o delle faccende da sbrigare, o che semplicemente voglio andarmene a casa! Questo avviene praticamente ogni giorno, e io sono troppo educata per dirgli che devo andare e non posso ascoltarlo. L’altro giorno, quando mi ero già alzata dalla sedia e stavo uscendo per la pausa (che non potevo rimandare, perché poi avevo un lavoro da svolgere ad un determinato orario), mi ha detto: “Ah, prima di andare a fumare, vieni un attimo qui, che dobbiamo fare una cosa!” Aveva avuto metà mattina per chiamarmi, eppure si è ricordato soltanto quando stavo per uscire… Naturalmente, questo non accade con gli altri miei colleghi. Il Cervellone esce alle 17 in punto ogni sera (io non ricordo quand’è stata l’ultima volta che sono uscita al mio orario), e niente e nessuno può fermarlo! A volte penso che gli potrebbe venire un male incurabile se timbrasse con un minuto in ritardo.

Per non parlare di come vengo criticata per il mio modo di vestire (definito “da vecchia”) o per i miei capelli (me li sono appena tagliati, ma secondo i miei colleghi una donna deve avere i capelli lunghi, altrimenti non va bene!)… Naturalmente ci si aspetta che, essendo donna, io debba avere un aspetto attraente, mentre i colleghi maschi possono essere trasandati e nessuno dice loro niente…

Potrei raccontare decine e decine di episodi di questo genere, ma non ho voglia di rovinarmi il sabato sera.

Ora chiedo alle donne in ascolto: anche per voi è così difficile avere a che fare con colleghi uomini?

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Un’azienda verde… Speranza

Io, che sono sempre stata una persona attenta alle problematiche ambientali, fin dal mio arrivo in Azienda, ormai quattro anni fa, non ho potuto fare a meno di notare quante stampe totalmente, indiscutibilmente inutili si fanno ogni giorno. In quasi tutti gli uffici (composti da un totale di seicento persone, se non vado errata) OGNI impiegato è dotato di una stampante (non è che qualcuno ci avrà mangiato un po’ su??), cosa che, ovviamente, non fa altro che indurre la gente a stampare ogni cosa, anche la più inutile. Faccio qualche esempio. Nel mio ufficio sono l’unica persona a conoscere bene l’inglese, perciò tutti si rivolgono a me quando hanno bisogno di aiuto per scrivere un’e-mail ad un’azienda o ad un cliente estero. Prima di inviare un’e-mail in inglese, molti colleghi chiedono un mio “consulto” per eventuali correzioni. E per farmi correggere l’e-mail, cosa fanno? Me la inoltrano per posta elettronica? Ma, ovviamente, no! La stampano, mi portano il foglio, e me la fanno leggere!! Foglio che, naturalmente, poi viene cestinato… Se me la mandassero per posta elettronica, eviterebbero persino la fatica di alzarsi… Ma, evidentemente, si tratta di un concetto troppo profondo.

Altro esempio… Conosco diversi impiegati che al mattino presto, prima dell’arrivo del Viscido, vanno sul sito di un quotidiano online e lo stampano praticamente per intero, per poi leggersi durante il giorno gli articoli fingendo che si tratti di pratiche di lavoro…

Per quanto riguarda l’attività che svolge il mio nucleo, per anni abbiamo stampato inutilmente pratiche su pratiche. Il Capetto, che è un uomo in gamba, ma decisamente antico, non ha mai accettato le proposte mie e del Cervellone di archiviare le nostre contabilità in formato .pdf o .doc in un disco comune. E non gli piace neppure che utilizziamo dei fogli da cestinare, magari già scritti su un lato, per stampare, perché dice che la stampante si inceppa… Ovviamente, NON siamo dotati di stampanti che effettuano stampe fronte-retro. Per non parlare del Viscido, che stampa OGNI e-mail che riceve per leggersela in formato cartaceo (per poi buttare il tutto nel cestino). Tutto questo da sempre mi fa infuriare, ma fino a poco tempo fa non ho potuto fare nulla a riguardo, dato che, come ho già detto, le mie proposte sono state bocciate (e che poi non mi si venga a dire che non cerco di migliorare le cose…).

Ultimamente, però, i nostri più alti dirigenti sembrano essersi improvvisamente svegliati. Qualche settimana fa è uscita una circolare per informarci che l’Azienda ha deciso di promuovere un progetto per salvaguardare l’ambiente, e in cui si esorta il personale a pubblicare sulla intranet aziendale delle idee per risparmiare carta. Ovvio, all’Azienda non gliene frega niente dell’ambiente, vogliono soltanto risparmiare soldi, ma comunque io sono stata molto contenta dell’iniziativa. Nel mio ufficio, però, nessuno ha parlato di questo progetto, né ha esortato noi impiegati a condividere le nostre idee o a stampare meno. Con mio grande stupore, sia il Viscido che il Capetto hanno completamente ignorato il progetto, nonostante i nostri dirigenti ne siano entusiasti (e solitamente cercano sempre di compiacere i loro superiori). In tutto l’ufficio, l’unica che ha fatto qualcosa sono stata io. Il giorno stesso in cui ho ricevuto la circolare, sono andata (trionfalmente) dal Capetto, e gli ho detto: “Hai letto la circolare sul risparmio della carta? Finalmente qualcuno si è svegliato. Penso che ora mi lascerai trovare un modo alternativo per archiviare le nostre pratiche, vero?” Anche se con poco entusiasmo, il Capetto è stato costretto a dirmi di sì. Da allora praticamente non stampo più nulla, e archivio tutte le nostre contabilità, pratiche, eccetera, in una cartella che ho salvato sul disco comune, in modo che tutti possano accedervi comodamente. Una soluzione semplice e veloce.

I miei colleghi, però, sono ancora restii ad utilizzare questo metodo alternativo (il progresso! Che orrore!) e continuano a stampare come dei matti. Ogni volta che sento una stampante “mettersi in moto” mi viene voglia di strozzarli… Quello che mi fa più incazzare è che i dirigenti, dopo aver lanciato questa iniziativa, non stanno facendo nulla per accertarsi che venga effettivamente promossa dai capo ufficio, e sono sicura che ignoreranno le tante idee che molti colleghi hanno già pubblicato sull’intranet aziendale. Quando è uscita la circolare credevo veramente che la nostra sarebbe diventata un’azienda più “verde”, ma mi sto rendendo tristemente conto che l’unico verde che ora come ora i miei occhi possono vedere non è quello dell’ambiente, ma quello della speranza… Speranza che prima o poi qualcuno si svegli davvero.

Le parole non servono a nulla, se non sono accompagnate dai fatti.

Immagine tratta dal Web

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Il mio capo vuole aggiungermi ai suoi amici di Facebook…

Qualche tempo su Facebook mi è arrivata una richiesta d’amicizia alquanto inaspettata e sgradevole (sul mio profilo “reale”, non su quello anonimo che utilizzo per la pagina di questo blog). Una richiesta d’amicizia… Da parte della Suora. Ho fissato a lungo lo schermo prima di capire che non si trattava di un incubo. Un collega mi ha confidato che, lo stesso giorno, gli è arrivata la medesima richiesta. Ci siamo confrontati per capire cosa fare. Il mio collega era indeciso, mentre io fin dall’inizio non ho avuto alcun dubbio: non avrei mai e poi mai aggiunto La Suora ai miei amici. Aggiungere il proprio capo agli amici di Facebook è un gesto alquanto rischioso. Io non scrivo tanto sui social network, e sicuramente non condivido con i miei amici virtuali (i quali sono per la maggior parte semplici conoscenze) fatti troppo personali. Quando voglio parlare di cose serie e, soprattutto, che mi riguardano, non lo faccio sicuramente su una bacheca, ma dal vivo, con un vero amico.

In tutti i modi, su Facebook mi capita di pubblicare i miei pensieri sulla politica o su altri argomenti che mi interessano, come l’animalismo o la religione. Ho condiviso anche le mie foto del matrimonio, o quelle delle vacanze. Tutte cose che, sinceramente, non ci tengo che uno dei miei capi possa guardare. Mi sembrerebbe una terribile invasione della privacy. La Suora è una persona alquanto meschina, invadente, e chiacchierona. Le nostre visioni del mondo sono completamente differenti, soprattutto su argomenti “delicati” come la politica e la religione. Non penso che le farebbe piacere leggere quello che scrivo su Facebook a proposito del Vaticano o di Berlusconi. E come posso sapere che non utilizzerebbe i miei pensieri come “arma” contro di me in futuro? E poi, a parte questo… La Suora non è mia amica, anzi, a dirla tutta, mi sta alquanto sulle scatole. E io ho il diritto di non inserirla tra i miei amici e non permetterle di leggere i fatti miei. Non devo cedere soltanto per essere diplomatica o gentile (così come non ho ceduto in occasione del mio matrimonio).

Il mio collega invece, dopo averci pensato a lungo, ha deciso di accettare la sua richiesta, temendo di offenderla se non l’avesse fatto. Beh, per quanto mi riguarda, se si offende sono cavoli suoi. Se si incazza, si scazza. Se io fossi un capo, non metterei mai un mio sottoposto in una condizione tanto imbarazzante, non cercherei di entrare nella sua sfera personale. Purtroppo, però, come ho già avuto modo di constatare, non sempre ai vertici ci sono persone dotate di buon senso ed intelligenza…

A voi è mai capitata una situazione simile?

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Il regalo di Natale che speravo di ricevere? Un nuovo articolo 18

Ho scritto questo post qualche giorno fa, e finalmente, grazie al fatto che in questi giorni sono in ferie, trovo il tempo per pubblicarlo. Spero che abbiate passato delle buone feste.

L’ormai famoso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dice che che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Un estratto del suddetto articolo recita così: “il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro (…) di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.”

La seguente è, invece, una recente dichiarazione di un mio collega, da poco trasferito nel mio ufficio:

“Ormai ho cinquant’anni e non ho intenzione di imparare più niente. Ho sempre e soltanto schiacciato un tasto nella mia vita, e continuerò a fare solo e soltanto quello. Tanto, lo stipendio lo prendo lo stesso.”

Purtroppo, questa persona non è di certo una mosca bianca nell’Azienda. E, naturalmente, persone come lui non possono essere licenziate; non fanno nulla e si godono i loro famosi diritti.

I lavoratori hanno lottato a lungo per ottenere questi diritti (non la mia generazione, ma quella dei nostri padri e dei nostri nonni). Io sinceramente mi vergogno a pensare che ci siano persone che oggi godono di questi diritti senza muovere un dito, senza fare nulla per meritarseli, per tenerseli stretti, per dimostrare che non sono privilegi, ma, appunto, “diritti”. Diritti meritati.

E queste sono le stesse persone a cui non importa assolutamente nulla della situazione del lavoro di oggi, in particolar modo dei giovani (ho sentito spesso dei miei colleghi affermarlo).

Io non dico che bisogna abolire l’articolo 18. Se questo accadesse, andremmo a finire come in America, dove i lavoratori possono essere licenziati perché la pensano diversamente dal loro capo, o semplicemente perché indossano una cravatta di un colore che al proprio datore di lavoro non piace… Non vogliamo di certo arrivare ad assurdità del genere, vero? Io però penso che non sia neppure possibile che persone come il mio collega continuino a percepire uno stipendio da re (perché con la sua anzianità probabilmente prenderà quasi 2.000 euro al mese) senza muovere un dito, senza impegnarsi, lamentandosi in continuazione e considerando un “diritto” il proprio posto di lavoro senza pensare di avere alcun dovere. E’ ovvio che le aziende al giorno d’oggi non assumono e si approfittano dei contratti “atipici”… Se foste degli imprenditori, avreste il coraggio di assumere nuovi dipendenti, con il rischio di doverli letteralmente mantenere per più di quarant’anni ottenendo poco o nulla in cambio? No, giusto?

Credo che l’unica soluzione sia rivedere le famose “giuste cause” che non sono neppure ben definite per legge,  ma a totale discrezione del giudice.

Se fosse possibile dimostrare che una persona non fa, non produce, dovrebbe essere giusto licenziarla. Solo così certi lavoratori darebbero il massimo, solo così, piano piano, le aziende ricomincerebbero ad assumere. Le aziende non fanno beneficenza, possibile che questo nessuno lo capisca? Perché certe persone danno tutto per scontato, perché credono di aver diritto a tutto senza dare niente in cambio?

Essendo io stessa un’iscritta alla CGIL, mi infastidisce la totale chiusura della Camusso davanti ad un’eventuale riforma dell’articolo 18. Capisco che se non si ribellasse, se non cercasse di difendere i diritti dei lavoratori, diventerebbe molto impopolare, ma in questo modo, io credo, il nostro Paese andrà sempre peggio. Non ci sarà crescita, non ci sarà sviluppo, né economico, né morale, finché certe persone penseranno di poter fare quello che vogliono.

E intanto i giovani, gli interinali, i tempi determinati, si fanno un mazzo così per svolgere anche il lavoro di questi cinquantenni privilegiati.

Per questi lavoratori l’articolo 18 non esiste e, forse, non esisterà mai.

Questo è giusto?

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Idee per i regali di Natale

Anche se qualcuno dice che gli italiani sono benestanti (?) e i ristoranti sempre pieni (??) credo che vi possa essere d’aiuto qualche idea per risparmiare sui regali di Natale (e anche restituire un po’ di significato a questa festa ormai esclusivamente ad uso e consumo del mercato). Certo, bisogna far girare l’economia, ma… Cerchiamo di farla girare nella direzione giusta!

Ecco i miei suggerimenti per i regali di Natale:

- Regali solidali. Comprando un regalo presso un’associazione di beneficenza si possono fare dei doni originali, e inoltre i vostri soldi andranno a buon fine… E con una piccola spesa potete fare anche bella figura. Ecco qualche indirizzo delle principali associazioni:

Unicef

Emergency

Libera (associazione contro le mafie)

Enpa

Lav

Potete persino investire i vostri soldi per vaccini/cibo/istruzione di un bambino  o adottare un animale bisognoso d’aiuto  a nome della persona a cui volete fare il regalo e donargli l’attestato. Certo, suppongo che molti tra i vostri amici/partner/parenti rimarranno delusi da un regalo così poco “materiale”, ma… Non sarà forse arrivato il momento di far risvegliare certa gente?

Purtroppo ormai è tardi per ordinare online i prodotti da queste associazioni in tempo per Natale, ma nel centro delle vostre città sicuramente nei week end potrete trovare i loro stand dove acquistare gli stessi prodotti presenti sui siti!

- Commercio equo e solidale. Io ho comprato molti regali presso i negozi Altromercato. Ctm altromercato è un Consorzio non profit di Botteghe del Mondo, i cui soci sono circa 130 cooperative e associazioni attive nel commercio equo e solidale. Si possono trovare prodotti di bellezza, cornici per le foto, quaderni, dolciumi, piccoli presepi, soprammobili di ogni tipo, candele, biglietti augurali… Insomma, di tutto e di più. I prezzi sono ottimi. E potete aiutare l’economia dei Paesi sottosviluppati. I loro punti vendita sono sparsi in tutta Italia.

- Cesti regalo. In un periodo in cui ormai è diventato impossibile riempire il carrello della spesa senza spendere un patrimonio, credo che i cesti regalo siano molto apprezzati. Potrebbe essere un dono adatto per i vostri genitori, i nonni, i parenti vari o anche per amici che vivono da soli. Vi consiglio di non acquistare i cesti che trovate già confezionati nei supermercati,  in cui sicuramente troverete dei prodotti che il destinatario potrebbe non apprezzare (inoltre sono abbastanza costosi). Il cesto potete facilmente riciclarlo da un precedente regalo oppure acquistarlo in un negozio di oggetti per la casa (sotto Natale tengono sempre i cesti) e lo stesso vale per la “paglia” per l’imbottitura e per la carta in cui avvolgere il tutto. Poi potete sbizzarrirvi e riempirlo con i prodotti che desiderate, secondo i gusti del destinatario del regalo: una bottiglia di vino o di liquore, olio, aceto balsamico, un cotechino, delle lenticchie, paté, salmone, dolci natalizi, biscotti, eccetera eccetera. Sicuramente al destinatario del regalo farà piacere sapere che avete speso del tempo per lui/lei, e voi avrete risparmiato sicuramente dei soldi.

- Fate qualcosa… Con le vostre mani! Perché no? Chi sa lavorare ad uncinetto potrebbe regalare alla madre/sorella/amica una presina o addirittura un maglione fatto con le sue mani… Oppure anche una collana o un braccialetto, basta comprare un filo e delle perline. Questo regalo potrebbe andare bene anche per la fidanzata o moglie… Certo, se state insieme ad una donna che dopo aver ricevuto il regalo va a verificare quanto avete speso forse questo non è il dono più adatto… O forse è lei a non essere adatta?

- Gift card. Se non avete molto tempo per la ricerca dei regali, vi consiglio di acquistare delle gift card. Ormai tutti i tipi di negozi le offrono. Per esempio, ad una persona che si è appena trasferita in una nuova casa, potete regalare un buono da spendere all’Ikea, per chi ama mangiare un buono per un ristorante, per chi è fissato con la tecnologia un buono per un negozio di elettronica… L’unico neo è che il destinatario del regalo saprà esattamente quanto avete speso (ma si spera che i vostri cari conoscano la vostra disponibilità economica e non si scandalizzino…)

- I confanetti regalo. Ormai ne esistono di tutti i tipi (soggiorni in Italia e all’estero, cene, esperienze avventurose e sportive, benessere), di tutte le marche (Smartbox, Regalone, Boscolo, eccetera) e di tutti i prezzi. Si trovano in molti negozi. Sicuramente tra questi confanetti troverete quello giusto da regalare ai vostri cari per Natale.

Anche se avete già finito di acquistare i regali di Natale, ricordatevi che queste idee sono valide per qualsiasi altra ricorrenza!

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Benvenuti nella mia nuova casa!

Rieccomi! Finalmente ho terminato il trasloco su WordPress, causa chiusura di Splinder. Purtroppo il lavoro non è finito (non sono riuscita a migrare i titoli dei post, sigh), ma ci siamo quasi.

Dato che durante i traslochi si fa sempre un po’ di pulizia, ho deciso di cambiare nome alla mia casa virtuale. “Vita da precaria” mi sembrava un titolo alquanto anonimo e, soprattutto, non più adatto alla mia condizione lavorativa attuale. Dopo un lungo brainstorming fatto con me stessa davanti allo specchio (…) ho deciso di rinominare il mio blog “Ore diciassette”. Ovvero l’orario in cui dovrei uscire dall’ufficio… Senza mai riuscirci. Ho in mente tanti bei post da scrivere, ma sono parecchio stanca e quindi, terminata questa breve comunicazione di servizio, vi saluto e (spero) di ritornare presto.

Benvenuti nella mia nuova casa!

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