Ho scritto questo post qualche giorno fa, e finalmente, grazie al fatto che in questi giorni sono in ferie, trovo il tempo per pubblicarlo. Spero che abbiate passato delle buone feste.
L’ormai famoso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dice che che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Un estratto del suddetto articolo recita così: “il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro (…) di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.”
La seguente è, invece, una recente dichiarazione di un mio collega, da poco trasferito nel mio ufficio:
“Ormai ho cinquant’anni e non ho intenzione di imparare più niente. Ho sempre e soltanto schiacciato un tasto nella mia vita, e continuerò a fare solo e soltanto quello. Tanto, lo stipendio lo prendo lo stesso.”
Purtroppo, questa persona non è di certo una mosca bianca nell’Azienda. E, naturalmente, persone come lui non possono essere licenziate; non fanno nulla e si godono i loro famosi diritti.
I lavoratori hanno lottato a lungo per ottenere questi diritti (non la mia generazione, ma quella dei nostri padri e dei nostri nonni). Io sinceramente mi vergogno a pensare che ci siano persone che oggi godono di questi diritti senza muovere un dito, senza fare nulla per meritarseli, per tenerseli stretti, per dimostrare che non sono privilegi, ma, appunto, “diritti”. Diritti meritati.
E queste sono le stesse persone a cui non importa assolutamente nulla della situazione del lavoro di oggi, in particolar modo dei giovani (ho sentito spesso dei miei colleghi affermarlo).
Io non dico che bisogna abolire l’articolo 18. Se questo accadesse, andremmo a finire come in America, dove i lavoratori possono essere licenziati perché la pensano diversamente dal loro capo, o semplicemente perché indossano una cravatta di un colore che al proprio datore di lavoro non piace… Non vogliamo di certo arrivare ad assurdità del genere, vero? Io però penso che non sia neppure possibile che persone come il mio collega continuino a percepire uno stipendio da re (perché con la sua anzianità probabilmente prenderà quasi 2.000 euro al mese) senza muovere un dito, senza impegnarsi, lamentandosi in continuazione e considerando un “diritto” il proprio posto di lavoro senza pensare di avere alcun dovere. E’ ovvio che le aziende al giorno d’oggi non assumono e si approfittano dei contratti “atipici”… Se foste degli imprenditori, avreste il coraggio di assumere nuovi dipendenti, con il rischio di doverli letteralmente mantenere per più di quarant’anni ottenendo poco o nulla in cambio? No, giusto?
Credo che l’unica soluzione sia rivedere le famose “giuste cause” che non sono neppure ben definite per legge, ma a totale discrezione del giudice.
Se fosse possibile dimostrare che una persona non fa, non produce, dovrebbe essere giusto licenziarla. Solo così certi lavoratori darebbero il massimo, solo così, piano piano, le aziende ricomincerebbero ad assumere. Le aziende non fanno beneficenza, possibile che questo nessuno lo capisca? Perché certe persone danno tutto per scontato, perché credono di aver diritto a tutto senza dare niente in cambio?
Essendo io stessa un’iscritta alla CGIL, mi infastidisce la totale chiusura della Camusso davanti ad un’eventuale riforma dell’articolo 18. Capisco che se non si ribellasse, se non cercasse di difendere i diritti dei lavoratori, diventerebbe molto impopolare, ma in questo modo, io credo, il nostro Paese andrà sempre peggio. Non ci sarà crescita, non ci sarà sviluppo, né economico, né morale, finché certe persone penseranno di poter fare quello che vogliono.
E intanto i giovani, gli interinali, i tempi determinati, si fanno un mazzo così per svolgere anche il lavoro di questi cinquantenni privilegiati.
Per questi lavoratori l’articolo 18 non esiste e, forse, non esisterà mai.
Questo è giusto?



Ciao, mi trovi pienamente d’accordo.
Ho letto il tuo blog e non sempre ti condivido, ma questa volta hai espresso perfettamente quello che penso anch’io e tanti della nostra generazione.
Si parla di fannulloni nella PA, ma anche le aziende ne sono piene! E di gente che, come hai giustamente detto, non ha fatto nulla per meritarselo, non si rende conto della propria fortuna e avranno una gran buona pensione! E a noi? Ci resteranno le ossa della polenta….
Elena
(una che è stata licenziata perchè: “mi dispiace perchè sei molto brava, ma l’altra non la possiamo toccare!”).