Qualche tempo su Facebook mi è arrivata una richiesta d’amicizia alquanto inaspettata e sgradevole (sul mio profilo “reale”, non su quello anonimo che utilizzo per la pagina di questo blog). Una richiesta d’amicizia… Da parte della Suora. Ho fissato a lungo lo schermo prima di capire che non si trattava di un incubo. Un collega mi ha confidato che, lo stesso giorno, gli è arrivata la medesima richiesta. Ci siamo confrontati per capire cosa fare. Il mio collega era indeciso, mentre io fin dall’inizio non ho avuto alcun dubbio: non avrei mai e poi mai aggiunto La Suora ai miei amici. Aggiungere il proprio capo agli amici di Facebook è un gesto alquanto rischioso. Io non scrivo tanto sui social network, e sicuramente non condivido con i miei amici virtuali (i quali sono per la maggior parte semplici conoscenze) fatti troppo personali. Quando voglio parlare di cose serie e, soprattutto, che mi riguardano, non lo faccio sicuramente su una bacheca, ma dal vivo, con un vero amico.
In tutti i modi, su Facebook mi capita di pubblicare i miei pensieri sulla politica o su altri argomenti che mi interessano, come l’animalismo o la religione. Ho condiviso anche le mie foto del matrimonio, o quelle delle vacanze. Tutte cose che, sinceramente, non ci tengo che uno dei miei capi possa guardare. Mi sembrerebbe una terribile invasione della privacy. La Suora è una persona alquanto meschina, invadente, e chiacchierona. Le nostre visioni del mondo sono completamente differenti, soprattutto su argomenti “delicati” come la politica e la religione. Non penso che le farebbe piacere leggere quello che scrivo su Facebook a proposito del Vaticano o di Berlusconi. E come posso sapere che non utilizzerebbe i miei pensieri come “arma” contro di me in futuro? E poi, a parte questo… La Suora non è mia amica, anzi, a dirla tutta, mi sta alquanto sulle scatole. E io ho il diritto di non inserirla tra i miei amici e non permetterle di leggere i fatti miei. Non devo cedere soltanto per essere diplomatica o gentile (così come non ho ceduto in occasione del mio matrimonio).
Il mio collega invece, dopo averci pensato a lungo, ha deciso di accettare la sua richiesta, temendo di offenderla se non l’avesse fatto. Beh, per quanto mi riguarda, se si offende sono cavoli suoi. Se si incazza, si scazza. Se io fossi un capo, non metterei mai un mio sottoposto in una condizione tanto imbarazzante, non cercherei di entrare nella sua sfera personale. Purtroppo, però, come ho già avuto modo di constatare, non sempre ai vertici ci sono persone dotate di buon senso ed intelligenza…
A voi è mai capitata una situazione simile?


